La principessa

 

Isabelle, capelli biondo cenere,  occhi dolci e attenta ai problemi degli altri, sempre pronta con una parola dolce ad aiutare e soccorrere chi ha bisogno. Isabelle però non ricorda di aver mai avuto una casa, di aver dormito  su un comodo letto; non ricorda di aver avuto una mamma che si prendesse cura di lei. La sua casa è la strada ed il suo letto le panchine dei giardini  pubblici ed i suoi amici, tutti quelli che incontra strada facendo. Non si ferma mai nella stessa città per più di un anno ed è per questo che di amici se ne è fatti veramente tanti. Nessuno conosce la sua età, neanche lei, ma le piace dire di avere 15 anni, mentre ne avrà si o no 12, ed il nome è quello che ha detto di avere, ma non ricorda assolutamente chi la chiamava così.

Accanto a lei un ometto piccolo e magro che lei chiama zio Bert, ma in realtà è colui che parecchi anni prima l’ha vista vagabondare per strada ed ha deciso di prendersi cura di lei. Anche lui vive in strada. Lo zio Bert è un tipo strano, sembra un po’ burbero, ma dopo che lo hai conosciuto capisci che dietro la maschera c’è tanta dolcezza ed amore per gli altri, proprio come lei. Porta sempre con sé un carrello del supermarket dove dentro, proprio come la borsa di Mary Poppins, ci puoi trovare di tutto: dal sapone per lavarsi la mattina, alla chitarra, vestiti per entrambi, carta penna e libri, tanti libri.

E’ lui che si prende cura dell’istruzione, seppur superficiale, di Isabelle. Di giorno vanno per le piazze, Bert suona e Isabelle canta e balla. Anche questo glie lo ha insegnato lui. Qualche giorno dopo averla presa con sé infatti le disse: "ragazza mia, per mangiare bisogna fare qualcosa, e siccome non mi piace né rubare, né chiedere elemosina, dobbiamo lavorare. Io l’ho sempre fatto. Da domani, quindi, io suonerò, tu dovrai ballare e cantare, poi ti avvicinerai alle persone che si saranno fermate, farai un bel sorriso e avvicinerai loro  il bicchiere, vedrai, nessuno saprà resistere al tuo faccino". Le insegnò i primi passi e passarono tutto il pomeriggio con le prove di ballo,  per il canto non ebbero molti problemi perché Isabelle aveva una bellissima voce. I primi tempi furono un po’ difficili per Isabelle, che si vergognava di essere al centro dell’attenzione, ma poi le sembrò tutto normale. Inoltre lo zio Bert con il primo guadagno le comprò un paio di jeans , due mogliettine  e un paio di scarpe da ginnastica nuove.

La vita di strada è senza dubbio difficile, ma Isabelle che non aveva provato, o almeno non ricordava di aver provato altro, stava bene così, voleva molto bene allo zio Bert e non le passava neanche per la testa che quella vita prima o poi potesse finire.

A volte capitava che dovessero interrompere la rappresentazione prima del previsto, o che dovessero allontanarsi velocemente. Infatti ogni volta

Che lo zio Bert vedeva dei poliziotti in lontananza, salutava tutti prendeva Isabelle per la mano  e si allontanava con passo spedito brontolando:"Andiamo Isa, se ci fermano è la fine: Portano te all’istituto e me in galera e buonanotte!". Lei, allora, non sapeva neanche cosa fosse l’istituto, ma pensava che se lo zio Bert aveva paura dall’istituto, sicuramente era una cosa brutta.

A volte aveva sofferto il freddo, per quanto lo zio Bert fosse fornito anche di coperte, e a volte anche la fame: quando lo zio Bert stava troppo male per suonare con lei. Ultimamente capitava sempre più spesso.

Un giorno infatti, lo zio Bert stava male ed aveva bisogno di medicine, la febbre era una settimana che non lo lasciava, avevano esaurito tutti  i soldi messi da parte,  così Isabelle decise di fare da sola, e si allontanò da lui dicendo che sarebbe andata a trovare Barbie per vedere se aveva un’aspirina. Lo zio Bert, comunque non avrebbe avuto neanche la forza di fermarla. Invece andò in piazza, mise il bicchiere per terra e timidamente cominciò a cantare sottovoce,  poi sempre più forte e sempre più sicura. Le persone erano attirate da quella voce regale e molti si avvicinavano e mettevano volentieri qualche monetina nel bicchiere. Isabelle era felice e soddisfatta, il bicchiere quasi traboccava. Pensò: "Ancora dieci minuti ed andrò via, staremo bene per qualche giorno con questi soldi e potrò comprare le medicine allo zio". Presa dall’entusiasmo non si accorse dei poliziotti che si avvicinarono a lei e quando le chiesero dove erano i suoi genitori prese il bicchiere e cercò di allontanarsi, ma loro la fermarono e le ripeterono la domanda. A quel punto Isabelle cominciò a gridare: "Non voglio andare in galera, lasciatemi, e neanche in Istituto, lasciatemi ho detto". I poliziotti non poterono fare a meno di sorridere teneramente e le chiesero:"Con chi sei qui in città? Dove sono i tuoi genitori?" Pensò allo zio Bert e ricordando le sue parole ebbe paura e rispose "Io non ho genitori, non ho zii, non ho nessuno, sono sola e vivo cantando e andando per le città. Non rubo e non chiedo elemosina, ma lavoro onestamente, quindi potete lasciarmi andare".

Ma, naturalmente non la lasciarono andare, anzi l’accompagnarono al Commissariato, da lì ad un Istituto, proprio come aveva detto zio Bert, e cominciarono le ricerche per capire chi fossero i genitori e da dove venisse quella bambina un po’ magica.

La sorpresa fu che quell’istituto non era come pensava, era pulito, comodo, e c’erano altri ragazzi e bambini, i responsabili dell’Istituto  la coccolavano e le stavano sempre dietro ma  Isabelle soffriva molto e pensava a Zio Bert, si chiedeva come stava e se mai l’avrebbe rivisto. Finalmente un giorno, approfittando della lontananza dei responsabili, impegnanti a controllare i più piccoli che avevano combinato un guaio, ed approfittando del fatto che la porta era per caso rimasta aperta, riuscì a fuggire. Tornò esattamente nel punto dove aveva lasciato lo zio 3 settimane prima, ma non c’era più, andò a cercare Barbie, ma le rispose che non sapeva nulla, che non lo aveva più visto e che probabilmente era ripartito. "Senza di me?" chiese, Barbie scrollò le spalle.  No, non poteva crederci non senza di lei, lo zio non poteva averla abbandonata. Si fece un giro furtivo per la città, ma non riuscì proprio a trovarlo. A tarda sera, quando perse le speranze di rivederlo, tornò nell’istituto.

Cominciò così ad avere un rapporto di amicizia più profondo con una responsabile di nome Veronica. Le raccontò tutto e le disse che lei voleva tornare dallo zio, che voleva stare con la gente che viveva per strada, che loro avevano ancora bisogno  di lei. Veronica le spiegò che ciò non era possibile perché lei era ancora minorenne.

Dopo circa un  mese Veronica una mattina chiamò Isabelle e le disse che c’era una persona che voleva parlarle. Isabelle entrò nella stanza e con gran meraviglia vide zio Bert, gli corse incontro, lo abbracciò e bacio dicendo "Lo sapevo che non eri andato via, portami con te zio, che fine avevi fatto?"  Bert gli spiegò che qualcuno vedendolo ridotto male aveva chiamato un’ambulanza e che era stato ricoverato per una polmonite. Che era uscito da un paio di settimane e che si era subito messo alla ricerca di lei.  Poi le spiegò che era finita, che lei sarebbe dovuta rimanere nell’Istituto almeno fino a 18 anni, "Ma non ti preoccupare la rassicurò io non andrò mai più via da questo paese, ed ogni volta che tu potrai e vorrai, mi verrai a cercare ed io suonerò per te e tu canterai per me. Restarono ancora a parlare per un po’, poi Bert la salutò dicendole: "Ci vediamo principessa".

Dopo circa 10 mesi arrivò una lettera. Veronica chiamò Isabelle accanto a sé. Era tutta felice , le disse: "Isabelle, non posso crederci, tu Isabelle, però sai piccola tutto sommato ce l’hai mica l’aria da principessa". Isabelle la guardava con aria interrogativa. Così Veronica fu più chiara e le disse che il testo della lettera diceva che probabilmente Isabelle era una principessa e che il re e la regina la cercavano da quando dieci anni prima all’età di  4 anni Isabelle era stata rapita e portata via dal castello. Loro non avevano mai smesso di cercarla e di sperare e dicevano che Isabelle aveva dietro la nuca un piccolo neo. Veronica controllò e ricontrollò. Il neo era lì, non era una visione. Isabelle era una principessa. Nel giro di una settimana Isabelle fu a casa sua. Immaginate, dalla strada al castello: Che salto ragazzi! Ma ad Isabelle non piaceva la bella vita, non voleva essere principessa, voleva restare la semplice Isabelle. Non si trovava a suo agio. Inoltre la vita a palazzo era piena di responsabilità che lei non era proprio abituata ad avere. Voleva scappare, però sapeva che quella era la sua casa, che quelli erano i suoi genitori. Si domandava: "Ce la farò ad accontentarli?" Io non sono abituata a tutto ciò,  Riuscirò mai ad essere una principessa? Sarò all’altezza di questo onore?" e più ci pensava, meno si sentiva adatta. Un giorno la mamma le parlò e le disse: "Figlia mia, è tanto che ti cerchiamo, non abbiamo mai perso le speranze di riaverti con noi, non importa dove sei stata, non importa il passato, tu sei una principessa e devi vivere il presente. Non importa che non ti senti all’altezza, non ti fare troppe domande, a noi stai bene così, noi ti amiamo così, Devi essere felice, tu sei nata per essere principessa anche se non lo sapevi, hai  dei genitori che ti amano anche se non lo sapevi, sei ricca e non lo sapevi, ora che hai ritrovato tutto, non voltarti indietro, non tornare indietro."  Allora Isabelle rispose alla mamma: "hai ragione, ma ho lasciato delle persone che amavo,  povere, sulla strada,  loro non hanno la fortuna che ho io, loro hanno bisogno di me". La mamma le disse:"Non ti preoccupare le cercheremo, diremo loro di venire qui, ora tu hai qualcosa in più per aiutarli, ora li puoi aiutare veramente, ora hai qualcosa che prima non avevi.  Io aprirò loro la porta ed anche loro potranno stare da noi se lo vorranno".

Isabelle  ringraziò la mamma, fece un inchino, come le aveva insegnato Bert e se ne andò in camera sua.

Era felice. La mamma aveva ragione, era una principessa e non lo sapeva,  ora lei poteva aiutare Bert.  Ora avrebbe davvero potuto aiutare tutti quelli che lei amava.

Anche noi siamo figli di Dio, ed abbiamo diritto a vivere ed avere tutti i doni di nostro padre, ma Lui non ci può aiutare se noi non  accettiamo di stargli vicino. Così possiamo anche aiutare gli altri che hanno bisogno.