C’era
una volta
C’era
una volta in un paese lontano… eh no bambini, non possiamo sempre
cominciare le storie così, oggi la inizieremo
in maniera diversa.
Non “c’era
una volta in un”, ma… Tanto tempo fa, in un luogo molto lontano,
c’era un paese, un bel paese, con tante casette di tutti i colori, con
tanti abitanti, con tante strade. Insomma era un normale bel paese. Gli
abitanti di questo paese, erano abitanti normali, anche le strade di questo bel paese e le
case erano strade e case normali. Allora - direte voi- se tutto era normale che
cosa ci racconti? Calma bambini, calma.
In questo
normale paese c’era una bambina molto, ma molto capricciosa. Ma anche questo è normale, in tutti i paesi ci sono
bimbi capricciosi. A questa bella bambina non mancava proprio niente, qualunque
cosa chiedeva poteva averla. Quindi vedete che c’era qualcosa di strano!
Ad ogni bambino piacerebbe avere tutto quello che desidera, ma spesso non è proprio così semplice. ![]()
Sempre in
questo paese, poco lontano, viveva un’altra bambina, che al contrario della prima, non aveva quasi niente. Il suo
papà era morto e la sua mamma lavorava molto
per dar da mangiare a lei ed ai suoi 4 fratelli. Non faceva mai mancare a
tavola qualcosa da mangiare, ma per quanto riguardava il resto (giocattoli,
vestitini, ecc) di certo non potevano essere paragonati a quelli della prima
bambina. ![]()
Un attimo, non
possiamo passare tutto il tempo a chiamarle prima e seconda bambina, quindi
sarà il caso di dare loro dei nomi immaginari.
Vediamo un
po’… chiameremo la prima Wilma, no… Federica. … uff, ci vuole un nome….aiutatemi,
come? Teresa? ok
chiamiamola Teresa E la seconda …io la chiamerei Celeste, come il cielo,
che ne dite?
Insomma
torniamo alla storia. Dunque, Teresa, aveva tutto, i vestitini
migliori, l’ultimo modello di scarpe, proprio quello che costava di
più. Nella
sua meravigliosa camera, tutta dipinta di rosa, c’era un
grande armadio pieno di vestitini, sciarpe, cappelli, gonne, ecc.; un letto
meravigliosamente largo e comodo dove lei trascorreva ore ed ore nel dolce far
nulla. Su una grande mensola , ordinatamente
sistemate, erano situate una parte delle bambole che aveva (perché ne
aveva veramente molte), per terra,
sopra un meraviglioso tappeto fuxia erano sparsi,
sempre ordinatamente, tutti i peluche.
Era sempre
tutto molto ordinato in quella stanza, ma non perché Teresa mettesse mai
in ordine qualcosa, ma semplicemente perché non giocava mai con niente.
Aveva tutto, poteva avere molto ancora, ma aveva perso la voglia di
giocare. Come vi ho detto, era molto capricciosa e piagnucolava da mattina a
sera per qualunque cosa, il pranzo non era mai di suo gusto e qualunque cosa le
venisse cucinato, non era mai quello da lei
desiderato. Le scarpine nuove nere lucide, quelle tanto desiderate da tutte le
bambine, non avevano per lei alcun valore e dopo il primo giorno erano messe da
una parte. Lo stesso faceva con i vestiti, con i giochi. A volte aveva da ridire anche
su quel meraviglioso giardino che la circondava dove invece, se solo avesse
potuto, Celeste avrebbe passato delle ore stupende.
Che bambina viziata e capricciosa! E’ vero,
ma questa bambina viziata e capricciosa, non ci ricorda però qualcuno? Quante volte abbiamo tanto
desiderato delle cose e poi quando le abbiamo ottenute non le abbiamo
più prese in considerazione? Quante volte abbiamo avuto da ridire sui
pranzi o cene che i nostri genitori ci avevano pazientemente e con amore preparato?
Comunque torniamo alla storia. Non molto distante da
Teresa, invece abitava Celeste. La sua casa non aveva giardino, era invece un
piccolo appartamentino nel quale a fatica entravano 5 persone. Teresa non aveva
una meravigliosa cameretta colorata, anzi a dire il vero non aveva neanche una
cameretta tutta per lei, ma una camera da dividere con la sua mamma,
perché nell’altra camera c’erano i suoi 4 fratelli. Non aveva neanche
un armadio traboccante di vestitini,sciarpe, ecc.
Aveva un armadio traboccante, ma
solo perché era l’unico armadio e doveva contenere gli abiti di
tutti. Giocattoli? certo che ne aveva, qualche bambola, uno specchietto rosa,
tanti colori e alcune pentoline che la mamma di una
sua amica le aveva regalato. Non era granché ma
Celeste passava ore ed ore a giocare con quelle poche cose e per lei erano
molto importanti, tanto importanti che spesso litigava con i fratellini che
glie le toccavano.
Ogni volta che
Celeste vedeva quella stupenda villa pensava con un pizzico di
invidia “Beata lei, chissà quanti giocattoli avrà! Chissà come sarà felice lei”
Un giorno, mentre
passava di lì, come al solito con il naso
all’insù cercando di sbirciare qualcuno, andò a scontrarsi
proprio con Teresa, che uscita di corsa di casa.
“Ehi,
stai più attenta” – le fece Teresa con quel suo fare un po’ bisbetico. “Scusa” –
appena balbettò Celeste.
“Cosa hai detto? “ Chiese Teresa “Scusa, ho detto solo
scusa, come ti chiami?” –“ Teresa, e tu?”
“Celeste…Tu abiti qui? In questa grande
casa? Ci abiti da sola? E proprio bella….”
Calma, calma, una domanda per volta” la interruppe Teresa “Si io
abito qui, purtroppo, e ci abito
solo con i miei genitori purtroppo, perché me lo chiedi?”
Celeste
tirò su con il naso e non sapeva cosa rispondere, come poteva dirle che era tanto che desiderava sapere chi abitava in
quella bellissima casa? come poteva dirle che provava
una certa invidia per lei, che riteneva così fortunata? Così anziché rispondere alla sua domanda le chiese
“Perché dici purtroppo?”
“Semplicemente
perché non mi piace niente di questa casa!”
Allora Celeste
prese coraggio e le disse “Non ti piace niente?
Come fai a dire una cosa del genere, è impossibile che non riesca ad
essere felice in questa casa.. Hai tanti giocattoli?
Com’è la tua cameretta, perché ce
l’hai una cameretta vero?, e scommetto che sei anche piena di
vestiti belli come questo che hai oggi…” Teresa fu costretta ad
interromperla di nuovo: Quella bambina della sua stessa età le stava
diventando già simpatica con
quel suo fare così semplice e spontaneo. “Allora, ricominci con le
domande tutte insieme, non sono mica un robot:
Ascolta, ora devo proprio andare perché ho lezione di pianoforte e se
faccio tardi la mia mamma si arrabbia, però fra 2 ore sarò di
nuovo qui, se vuoi ci possiamo incontrare e ti farò vedere la mia casa,
così non passerai tutto il
tempo a domandarmi tutte queste cose.”
Celeste annui
e la salutò. Mentre si avviava verso casa pensava “Ha detto questo
solo per liberarsi di me, sicuramente neanche si farà
trovare sotto casa fra due ore, figuriamoci se mi fa entrare in casa
sua…” Entrò in casa e pur non credendo affatto alle parole
di Teresa, si avviò verso il bagno, si lavò di nuovo, poi
andò in camera da letto e aperto il cassetto prese una bottiglietta di
profumo che la mamma teneva nascosta per le occasioni speciali e se lo mise pensando
“Sicuramente non ci sarà…ma se ci fosse sarà bene che
mi prepari per l’occasione”. Aprì l’armadio e ci volle
poco a decidere quale abito indossare: quello che la mamma le ripeteva sempre
di indossare la domenica per andare in chiesa, cambiò le scarpe e si
sedette ad aspettare l’ora fatidica.
Si recò
all’appuntamento qualche minuto prima del previsto e con grande meraviglia trovò Teresa ferma lì ad
aspettarla. Si salutarono come se si conoscessero da tanto tempo, e Teresa le
aprì il cancello di casa per farla entrare.
Il cuore di
Celeste batteva a più non posso e prima di entrare chiuse gli occhi,
proprio come
era solita fare quando la mamma le portava qualcosa di nuovo. Quando li riaprì era già dentro. Lo spettacolo
che le presentava davanti era per lei, a dir poco, meraviglioso. Era senza
dubbio il giardino più bello che avesse mai visto….tutti quei
fiori, le aiuole che formavano disegni stupendi, come era
mai possibile che lei non potesse avere tutto ciò? Teresa la condusse
con sè all’interno della villa ed ogni
cosa che vedeva era sempre migliore della precedente. Arrivata nella camera di
Teresa restò completamente senza parole. Aveva paura di toccare
qualunque cosa. Teresa non faceva altro che parlare, ma Celeste non riusciva ad
ascoltare tanto era presa dai suoi pensieri. Ad un tratto si sentì
sfiorare il braccio e si accorse che Teresa stava parlando a lei e la incitava:” Allora, si o no?”
Celeste
rispose “si o no cosa?” - “Oh, giocare con me , ti ho
chiesto se vuoi giocare con me!”.
Iniziò
così fra loro una grande amicizia.
Un giorno
Teresa le parlò di quanto in quella grande casa
si sentisse sola, di quanto non fosse mai contenta di nulla e Celeste le rispose: “Ma
che dici? Stai scherzando? Magari avessi io tutto quello che hai tu, lo dici
solo per farmi contenta” “No, ti assicuro che è così,
ho tutto, ma mi stanco subito di ogni cosa che ho”.
“Allora – chiese Celeste - essere ricchi non vuol dire
essere felici?”, e
mentre faceva questa domanda
la mamma di Teresa entrò nella stanza per vedere se volevano fare merenda
e le rispose: “No cara, la ricchezza non dà la felicità,
non l’ha mai data a nessuno, la vera ricchezza è quella del cuore,
quella che hai dentro, che non dipende da ciò che hai o che non
hai”. Così, da quella amicizia nata per caso tutte e due impararono
qualcosa: Teresa imparò ad apprezzare tutto quello che aveva e che Dio
le aveva concesso, sapendo che nel mondo c’era anche chi non poteva avere
tutte quelle cose, diventò quindi meno capricciosa, più generosa
e tollerante con tutti. Celeste, capì
finalmente che la ricchezza non
dà la felicità e che la vera ricchezza è quella che
abbiamo dentro. Capì inoltre che l’invidia e un cattivo sentimento
che ti fa pensare cose sbagliate. Ed anche lei
imparò ad apprezzare le piccole, ma importanti
cose che aveva.