L’UCCELLINO ABBANDONATO
Su un grande
albero, dalle grandi foglie verdi, c’era un piccolo uccellino spaurito.
Era talmente piccino che se non fosse stato per il suo color giallo, si sarebbe certamente mimetizzato con le foglie.

Il piccolo
aveva perso la mamma ed il papà e per quanto si guardasse
in giro non riusciva a vedere nessuno che somigliasse minimamente a loro.
“Resterò
solo per tutta la vita” e mentre pensava questo, grosse lacrime
scendevano dai suoi occhi. “Nessuno mi insegnerà mai a volare,
come potrò crescere da solo… Non ho neanche un posto dove
dormire.. che cosa farò, che cosa mangerò?”.
Quando poi
vedeva mamma passera tornare verso il nido
per sfamare i propri piccoli, la tristezza aumentava ancor di più
e si sentiva tanto solo.
Povero piccolo
uccellino!
Intanto la
fame aumentava e con una piccola speranza nel cuore, Scricciolo – questo
era il suo nome - ricominciò a chiamare la mamma, ma senza risultato.
Aveva tanta paura che tutto quello che lo circondava lo spaventava. Tutto aveva un aspetto strano.
“Mamma mia che paura.. Si sta facendo anche un
po’ buio…” penso, poi si accovacciò sul ramo
aspettando... non sapeva neanche lui cosa
.
Improvvisamente
udì una vocina chiamarlo: “Scricciolo, Scricciolo” Si
guardò attorno ma non vide nessuno. Chi lo
stava chiamando? Quella non era la voce della sua mamma. Intanto quella voce si
faceva sempre più forte e chiara: “Non temere piccolo, ci sono io
qui con te, non sei solo, non preoccuparti di cosa mangerai, io
t’insegnerò a volare”.
Scricciolo si
voltò di nuovo per vedere da dove veniva quella voce, e notò una
cosa che non aveva notato prima. Proprio dietro a lui, sul tronco vicino
c’era un grosso nido. Si avvicinò un po’ di più per
guardarlo meglio e per vedere se e da chi fosse abitato. Era il nido più
bello che avesse mai visto. Certo non è che ne avesse visti molti, ma
quello era veramente bello, era persino più bello di quello tanto
desiderato dei passerotti dell’albero accanto! Si stropicciò gli
occhi pensando di sognare, ma quando guardò di nuovo il nido era ancora
lì.
Scricciolo allora,
molto lentamente si avvicinò ancora di più, toccò il nido,
prima fuori, poi sbirciò meglio dentro e riuscì a scorgere anche
del cibo.
“Chissà
chi ci abiterà” pensò fra se e si chiese se il padrone lo
avrebbe ospitato per un periodo di tempo.
La fame nel
frattempo era aumentata e quel cibo gli faceva proprio gola, ma non osava
entrare pensando che non fosse per lui, quando sentì di nuovo quella
voce: “Scricciolo entra, non temere, ho costruito io questo riparo ed
è per te!” Volle credere a quelle parole e timidamente mise una
zampetta nel nido provocando un piccolo rumore che lo spaventò. La tolse
subito. Ma quella voce non smetteva di incoraggiarlo ad entrare, non smetteva
di tranquillizzarlo. Così, finalmente si fece coraggio ed entrò.
Mangiò il cibo che trovò nel nido e si addormentò.
Quando si
svegliò notò che in un angolo era già pronto il pasto
successivo.
Allora
Scricciolo non si guardò più intorno,
ma alzò i suoi occhi al cielo e
chiese: “Chi sei, Chi mi parla, Chi ha costruito questo nido e mi porta
da mangiare?” “Scricciolo, sono io, sono il Signore, io ti ho
creato, io ti porterò avanti, non ti lascerò, Sarò io che ti insegnerò a volare e ti procurerò da
mangiare fino a che non sarai in grado di farlo da solo, solo una cosa: segui
sempre i miei consigli, perché i miei consigli sono giusti”.
Per Scricciolo
iniziò così una nuova vita piena di gioie e di certezze. Pian
piano con Gesù imparò a volare, diventò grande e quando si
diventa grandi stando vicino a Gesù ed imparando da Lui si diventa anche
forti. E lui stesso, se potesse parlare ti direbbe che oggi è il canarino più
felice della terra!
T.O.